Dendera. Il realismo magico di Yūya Satō si ammanta di innocenza per poi sbranarvi.
Recensione a cura di Altea
La vendetta degli dei. Da tragedia a show comico

Dendera è un nome che evoca antiche rovine, antiche dee e templi ricchi di reperti di rara bellezza. Ma non siamo in Egitto.

Siamo in un luogo dove la neve diventa piuma di corvo, dove il silenzio inghiotte ogni cosa e porta via gli inuditi ultimi lamenti di chi viene lasciato sulla montagna.

Yūya Satō ci trasporta in un luogo indefinito del suo Giappone, dove pennella un’atmosfera di ovattata realtà tra le nevi ma non ha paura di sporcare l’immobilità con il rosso della furiosa paura.

Una volta, tanto tempo fa, esisteva tra le popolazioni più antiche un’usanza.

Questa tradizione, ai nostri occhi potrebbe sembrare piuttosto barbara e impensabile da applicare al giorno d’oggi. Ma non esisteva una società come la nostra in quei lontani momenti di storia e per legge chi era troppo vecchio per contribuire alla società veniva…allontanato.

Il Villaggio imponeva uno stile di vita immacolato. Gli anziani, dopo aver compiuto settant’anni, dovevano compiere l’ascensione per raggiungere il paradiso.

Coloro che ascendevano indossavano uno Yukata bianco, venivano accompagnati sulla montagna dai loro familiari e poi lasciati lì.

La neve, il freddo, i corvi facevano compagnia a coloro che si mettevano in cammino per il paradiso.

Un passo alla volta.

Fino a che i piedi non erano troppo gelati. Fino a quando il corpo non si sentiva troppo intorpidito dal freddo. Fino al momento in cui ci si addormentava sognando la luce e tutti coloro che aspettavo dall’altra parte del cancello per vivere, finalmente senza più affanni, insieme per l’eternità.

Come vi sembra? È una fine poetica se solo vi sforzate di vederla sotto una determinata luce.

Dendera è un mondo tangibile e riconoscibile ma vi inonderà di sussurri e non potrete scappare.

Kayu ha accettato il suo destino, è pronta ad abbracciare la morte come una vecchia amica.

Ma…mentre la neve le sta preparando il suo ultimo giaciglio, i corvi le cantano il loro ultimo commiato e il gelo le accarezza i capelli come fosse ancora una bambina, accade qualcosa.

Quando Kayu si risveglia non è più nel bosco ma in un piccolo insediamento: Dendera.

Solo donne, tutte sopravvissute alla montagna, una piccola comunità di anziane che ha scelto di continuare a vivere a dispetto di coloro che per loro avevano deciso Morte.

Kayu voleva morire, non vivere. Questo era contravvenire alle leggi della vita e significava anche che non avrebbe più potuto ascendere al paradiso perché aveva osato rubare un esistenza che non le era più dovuta.

La comunità di Dendera è povera, le donne si adoperano senza sosta conducendo una vita funestata da una caccia scarsa, la mancanza di utensili e di raccolto ma vivono ancora.

Alcune vivono per dimenticare di essere state abbandonate e creare un luogo da poter chiamare casa; altre vivono per distruggere coloro che le volevano sole in vita e sole nella morte.

Kayu scopre presto che, nonostante quanto le altre donne si ostinino a professare una vita serena, gli equilibri all’interno di Dendera sono fragili.

Le due fazioni sono coinvolte in una lotta silenziosa.

A Dendera, ricordate, le donne sono tutte anziane e alcune di loro si apprestano ai 100 anni.

Sono poche e la possibilità di attaccare una comunità giovane, senza l’aiuto di armi, è piuttosto un suicidio che una missione.

Dendera è un microcosmo che vive nella neve immacolata.

La carestia di cibo non riguarda solo loro ma anche l’orsa che vive sulla montagna.

L’orsa e Dendera ingaggiano una battaglia che causerà una spirale di sangue, dolore e morte.

La fame, la paura, la guerra e la pestilenza sono pessime consigliere e quando la lotta inizia non c’è modo di fermarla se non pagando un tributo di morte.

Ma l’orsa non è l’unico araldo di distruzione che funesta Dendera e questa minaccia non ha un nome, non ha una forma ma uccide.

Yūya Satō è un maestro del “realismo magico”.

Dendera si compone di pagine ammantate di silenzio e urla, dove il silenzio è palpabile come la paura.

L’inquietudine ti si posa addosso come una magia, come una coperta calda a cui non riesci ad opporre resistenza e, quando il sonno sopraggiunge, non si può far altro che arrendersi.

Vi ricordate che, tempo fa, vi ho parlato di Le Impure. Sovvertire l’ordine costituito passa dal cliché di narrazione? Dendera è la prova che si può parlare della condizione delle donne e di tematiche sociali senza dover rendere tutto uno show di marionette.

Dendera è un romanzo di sensazioni, concetti e riflessioni vere ed è questo che lo rende speciale.

Dendera

Volete conoscere la trama di Dendera? Allora cliccate sulla parola Link!

difficilmente mi farò ammazzare senza opporre resistenza…“. Si rese conto di come quella fosse la comune convinzione di tutte le donne che erano sfuggite all’ascesa rituale alla montagna per poi vivere a Dendera.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *