Le Case che abbiamo perso. Torna l’antologia del Trofeo RiLL e dintorni.

Le Case che abbiamo perso. Torna l’antologia del Trofeo RiLL e dintorni.

Il 2023 mi ha regalato molte ose, come spesso mi capita negli anni dispari, tra queste mi trovo tra le mani, cosa ceh accade anche negli anni pari, una delle favolose antologie di racconti del Trofeo RiLL. Il racconto vincitore del Trofeo è “Le case che abbiamo perso” di Francesco Corigliano e come da consuetudine il racconto battezza l’antologia.

Le case che abbiamo perso è un racconto che va letto ben più di una volta.

In esso ci sono più significati di quelli ceh si possono contare sulle dita di una mano.

Quanti sono i pezzi di se stessi che si possono perdere prima di considerarsi davvero perduti?

Quanto può sopportare l’essere umano prima di lasciare andare alla deriva tutto quello che ritiene importante e lo ancora a questo mondo?

Voi sapete rispondere? Io no.

Ho perso molte case, ho lasciato andare delle parti di me che erano importanti e non torneranno più.

Posso ancora considerarmi una persona intera? Costruire una mia interezza che porta in sé anche i buchi delle mancanze e gli oboli pagati perché esse non mi distruggessero?

Rispondere non è semplice.

Afferrare quello che questo racconto trasmette è complicato, al termine della lettura ero come confusa.

A proposito di perdersi…

Le case che abbiamo perso nasconde molti altri racconti

Un altro racconto che mi ha colpita è La Pinza Storica di Talita Isla e vincitore del Premio Visiones 2023.

Se la Terra smettesse di muoversi e l’umanità fosse al capolinea, come si potrebbe scegliere di non morire?

Il nostro corpo dovrebbe essere conservato e la non coscienza preservata e in mondo, il nostro, in cui l’IA sta facendo passi da gigante non sembra totalmente lontano lo spazio di cui l’autrice ci parla in questo racconto.

Quando ormai si è solo una coscienza racchiusa in una stringa di codice, si potrà scegliere se avere una coscienza che può ancora essere determinante per altre vite che sono alla deriva o saremo ancora vittime dell’egoismo che non ci permetterà di accogliere l’Altro?

Ogni anno mi è difficile parlare di tutti i racconti che racchiudono l’antologia, posso solo dire che ognuno merita di essere letto e che ognuno ha un lettore che lo aspetta.

Nella sezione dedicata al concorso SFIDA non potete perdere Dove i morti viaggiano veloci che rielabora l’antica leggenda di un incontro che è prefissato e nessuno di noi può sperare di sfuggire, nemmeno tentando di cambiare strada.

Tra voi, miei lettori, so che si celano anime romantiche e allora il racconto di Laura Silvestri fa per voi: Assuntina e la Luna non vi deve sfuggire.

Purtroppo per me, lo spazio è troppo poco, mi servirebbe un server per parlarvi di ogni singola antologia ma vi lascio in fondo all’articolo l’indirizzo del sito dei RiLL dove potrete acquistare le antologie nate dal Trofeo RiLL e, perché no, scoprire come potere partecipare voi stessi al Trofeo con un vostro racconto.

Ringrazio l’associazione RiLL per avermi permesso anche quest’anno di potere addentrarmi nella meraviglia del Trofeo RiLL e dintorni.

Al prossimo anno!

Volete raggiungere l’associazione RiLL? Ecco a voi l’indirizzo che state cercando https://www.rill.it/

Ecco perchè non dobbiamo lasciare corpi negli edifici. Perchè quelli che conoscono la nostra morte, divengono dimentichi della propria; e della morte si fanno alfieri, quei cimiteri ambulanti, a ricordarci che la steppa nonè, e mai sarà, terra nostra.”

Lavinia. La vita immortale di una principessa che non ha vissuto.

Lavinia. La vita immortale di una principessa che non ha vissuto.

Ho iniziato il 2024 con un personaggio silenzioso, di cui quasi nessuno ricorda il nome. Ma, se Virgilio non l’avesse inserita tra i personaggi della sua opera, forse, il progetto augusteo dell’Impero Romano non sarebbe stato lo stesso. Enea senza Lavinia non avrebbe potuto dare vita alla grande città di Roma.

Lavinia è vissuta in poche righe, uno stralcio della letteratura in cui le viene assegnato un compito che ha svolto in quasi religioso silenzio.

Ci è stata trasmessa solo una piccola immagine di quella che era la donna che il destino aveva promesso ad Enea.

Un grembo da affidare all’eroe fuggito da Troia, affinché la sua stirpe creasse un impero che i secoli a venire avrebbero visto nascere e soccombere ma la cui memoria è eterna.

Lavina è una principessa italica, dai biondi riccioli e disperata per la morte di sua madre.

Lavinia è un vago respiro tra le righe di una storia che Virgilio voleva fosse bruciata e Augusto voleva per celebrare la sua gens e la sua autorità.

Lavinia non ha mai goduto di una vita definita da gesta eroiche e immortali.

Virgilio non le ha mai dato il respiro vitale che di Didone e, anche se piuttosto breve, di Creusa.

Lavinia è un contorno, il piatto che è stato servito ad Enea perché Roma avesse la possibilità di nascere.

Lavinia è un rimpianto per l’autore di un’opera immortale che, se avesse potuto, avrebbe gettato il suo libro tra le fiamme della città da cui Enea era partito.

Ma come conquistare una parentesi di esistenza?

Ursula K. Le Guin ha fuso insieme il mito e la storia. La vita di una principessa senza voce e quella della guida dantesca negli Inferi.

Lei, giovane sacerdotessa, sulla soglia del suo futuro e lui, anziano e ormai morente, con un piede nell’Ade.

Quasi uno scambio di respiri per lasciar che la principessa parlasse senza che lui le abbia mai permesso di farlo.

I due, tre le ombre della divinità, intavolano un dialogo che si perde nel tempo e nello spazio e diventa una profezia.

Il libro di Ursula K. Le Guin diventa quasi un finale all’Eneide e al tempo stesso la pace per una coscienza tormentata.

E se non ci fosse stata la guerra tre Enea e Turno?

Se Virgilio avesse bruciato la sua opera?

Cosa ci sarebbe stato poi di male?

Resta una domanda al termine di Lavinia: se un’opera non è finita, cosa l’autore deve sacrificare per far vivere la sua storia?

Virgilio sacrificò l’esistenza di una donna e la rese immortale perché se la storia non è terminata l’unico finale possibile è l’eternità.

Lavinia

Volete conoscere la trama di Lavinia? Cliccate sulla parola LINK

“Ero stata la colomba legata al palo, che sbatte le sue sciocche ali come se potesse volare, mentre sotto di lei i ragazzi urlano, la indicano e le scoccano frecce fino a quando una non va a segno”

Prova a non dormire. Ci si può perdere nell’orrore?

Prova a non dormire. Ci si può perdere nell’orrore?

Provate a non dormire, tentate di rimanere svegli per non dover affrontare il vostro terrore più tetro. Non sarà una cosa facile e finirete in una voragine di disperazione che scende sempre più giù verso la disperazione e l’estraneità dalla realtà. Prova a non dormire è una delle ultime opere di Manlio Castagna.

Prova a non dormire è speciale.

Tanto per iniziare esce il 31 ottobre 2023 pubblicato dalla Sperling & Kupfer che pubblica anche quel mostro (in senso reverenziale) di Stephen King; già per questi due elementi possiamo supporre che non sarà una lettura per deboli di cuore.

Vi ricordo che il titolo del libro è Prova a non dormire, vi sentite tranquilli ora?

Allora passerei a suggerirvi di osservare la copertina.

Non è uno spoiler dirvi che questo libro ha sfumature di altri generi, ha bene in evidenza il talento del suo autore per la regia cinematografica e la sceneggiatura e non fa nulla per celare l’amore per Il Re.

Ma c’è altro.

Prova a non dormire racconta un Orrore che si può comprendere ma al contempo si rifiuta.

Leggere queste pagine sarà come professava Nietzsche: Se insisti a guardare nell’abisso lui, prima o poi, guarderà in te.

Sarà come guardare il riflesso della propria anima in uno specchio spezzato e disperso sul pavimento.

Avete mai davvero guardato il vostro orrore in faccia?

Se lo fuggite, se lo negate vi distruggerà.

Baladine Bustamante, la protagonista di Prova a non dormire, conduce un podcast che si intitola De profundis.

Nel suo programma Baladine parla di storie spaventose, di storie oscure.

Più sono tetre e più lei si lancia nelle profondità di un pozzo che non ha fondo.

Ogni storia, anche se Baladine non è pronta ad accettarlo, è un frammento di vetro che le trafigge la pelle e ogni taglio è un pezzo di anima che lei dona all’oblio.

È così facile abbandonarsi alla profondità del nulla, del lago nero che promette senza garanzie di donarti la pace.

In realtà la pace non esiste, non nell’oscurità, non nel fango in cui si è immersa Baladine.

Vi è mai capitato di sentir parlare di Vulcri? Un paese con un solo accesso e in cui sembra essere scoppiato una malattia che fa cadere le persone addormentate.

Conoscete il popolo etrusco? Affascinante civiltà che molto ha donato al mondo e di cui conosciamo molto meno di quello che si pensa di conoscere e quello che sappiamo deriva in gran parte dalle loro città dei morti.

Avete mai sentito parlare della sindrome di Cotard? Chi ne è affetto crede di essere morto.

Sapete cosa vuol dire perdersi e nel trovarsi finire per disperdersi e non poter più uscire dal bosco?

La storia di Vulcri affascina Baladine e la porta in questa cittadina a fare domande a cittadini reticenti.

È affascinata da questa storia perché molti dei suoi elementi toccano tasti del suo passato e tutto sembra una coincidenza, ogni pezzo che sembra parlare di lei la attira sempre di più nel voler conoscere cosa si cela dietro questo velo di omertà che anima la popolazione.

L’atmosfera del complotto la calvanizza, perché il fidanzato di suo fratello ha lasciato quello strano messaggio in segreteria?

Provate a non dormire, a disperdervi nell’orrore delle vostre peggiori paure e raccontatemi di Vulcri.

Prova a non dormire

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Altri della Sperling & Kupfer recensiti da me?

Clitemnestra

Willie lo strambo

Non sono mai solo sogni

Redemptor. Il mondo non è fatto per stare solo su un paio di spalle.

Redemptor. Il mondo non è fatto per stare solo su un paio di spalle.

Redemptor è il seguito dell’amato Raybearer ed è il compimento di tutte le trame intessute nel primo libro.

Tarisai non è più solo membro del consiglio degli unti di Dayo.

Tarisai, adesso, è una imperatrice.

Il suo titolo, assegnato a lei che è una ragazza, è qualcosa che la popolazione non ha più visto da molti anni; da quando il potere ha separato fratelli e sorelle nelle questioni di potere.

Perché quando si tratta di potere non sono mai le donne ad avere la meglio, tutto è affidato agli uomini.

Tarisai viene in parte amata ma anche odiata e temuta.

I nobili della corte la deridono, la trattano come fosse indegna e non sono gli unici.

Tarisai è la sovrana redentrice, da qui il titolo Redemptor, ha promesso che sistemerà gli anni di ingiustizie che sono stati nascosti da suoi antenati, che darà pace alle anime che sono state sacrificate in nome di un trattato iniquo atto a mantenere una pace forzosa e fragile come il cristallo.

Gli Ojiji le impongono di ricordare che si è offerta come sacrificio per tutti i redendoti che sono stati mandati a morire.

“Hai aiutato loro ma non hai aiutato noi. È troppo tardi…troppo tardi. Fai di più. Paga per le nostre vite.”

Per farlo la giovane sovrana ha due anni.

Due anni in cui deve ungere il suo consiglio che deve essere formato dai sovrani degli stati del regno.

Tarisai dovrà convincerli ad amarla, a rispettarla.

Ma non è facile come potrebbe sembrare. Ogni regnante ha i suoi interessi e condizioni per accettare l’unzione.

Dietro ad ogni regnante c’è un popolo che vive con bisogni che i Tarisai in realtà non conosce, ogni stato subisce ingiustizie di cui la ragazza non era a conoscenza.

L’innocenza di pensare che tutto sia come il piccolo mondo dorato in cui si vive verrà soppiantata dalla conoscenza che tutto è molto più complicato.

Molti sono i torti che vanno raddrizzati.

“Hai aiutato loro ma non hai aiutato noi. È troppo tardi…troppo tardi. Fai di più. Paga per le nostre vite.”

La sua famiglia la supporta, persino Dayo la sostiene presentandosi come primo tra i nuovi unti.

La redentrice è assillata dal pensiero del fallimento, dai sensi di colpa per essere Una contro un milione di ingiustizie mai cancellate.

Il cambiamento comporta sacrifici, spesso fa credere di essere i soli a comprendere cosa va fatto per riportare le cose in una condizione di equità per tutti.

Ma c’è una cosa che Tarisai non ha ancora compreso a pieno: lei non è sola.

Scendere negli inferi farà comprendere alla giovane Obabirin chi è davvero, cosa è davvero capace di fare e soprattutto…

Dovete leggere Redemptor per saperlo.

Dove trovare Redemptor? Cliccate sulla parola LINK

“Non chiederti quante persone salverai”, dissi. “Chiediti in quale modole salverai. In quale modo vale la pena di sopravvivere?” Feci.

Dedalo & Dharma. Fuga dal Cinema Kazan. Amore per il cinema e la vita

Dedalo & Dharma. Fuga dal Cinema Kazan. Amore per il cinema e la vita

Tutti abbiamo avuto un primo amore che non era esattamente reale. Non so, magari un attore o un’attrice, il personaggio di un libro, il protagonista di un cartone animato e potrei continuare tutto il giorno. Dedalo & Dharma di Manlio Castagna inizia proprio così, con quella che i ragazzi chiamerebbero “crush” per la protagonista di un film.
Ora, però, sono curiosa, chi è stato il vostro primo amore?

Io ne ho avuti 3. Il primo è stato Benjamin Price (Holly e Benji), poi è arrivato Pegasus de I Cavalieri dello Zodiaco (effettivamente potevo scegliere meglio) e per ultimo, visto che sentivo il bisogno di un amore serio, mi sono presa una sbandata (mai finita) per Ottaviano Augusto che è stato reale ma deceduto da qualche secolo.

Torniamo al libro di Manlio Castagna.

Dedalo & Dharma è una storia di giovani ragazzi e la celebrazione di un amore sconfinato per il cinema.

Lo potete appurare dall’impaginazione del libro e dalle sue splendide illustrazioni, opere di Kalina Muhova.

Chi conosce l’autore sa che l’amore per il cinema trapela da ogni suo scritto e ogni sua opera è un set cinematografico aperto su mondi incantati anche quando sono reali ma qui è diverso.

Dedalo & Dharma è qualcosa di personale.

Il fiorire nella coscienza di un adolescente della sua vera vocazione e passione e, perché no, raccontare che il vero amore può uscire da uno schermo e rapire il tuo cuore.

Dedalo, avrete notato che ha lo stesso nome del costruttore del labirinto di Cnosso, è un costruttore involontario di connessioni e di strade che portano in ogni dove.

È il centro del crocevia della vita dei suoi amici, della sua famiglia e dell’avventura che lo porterà a scoprire che l’amore muove il sole e le altre stelle ma è anche in grado di intrecciare la vita di un singolo a tutto ciò che lo circonda.

Ho trovato in Dedalo e Dharma scene che sono diventate iconiche del cinema. Alcune, forse, non sono altro che frutto della mia immaginazione.

Castagna ama Tarantino e questo è chiaro fin dall’inizio ma anche Fellini, Il cinema muto, il western e il cinema di animazione.

Tutto finisce nella sua penna e nella sua narrazione e i suoi protagonisti si trovano a varcare mondi di cellulosa trovando anche la forza di apprendere che, a volte, amare vuol dire lasciar andare.

In fondo, nella vita non si sa mai, nulla va mai perso realmente e quello che poteva non sembrare tangibile ha comunque ripercussioni sulla vita di tutti i giorni.

La M.J. di Spiderman non ricorda chi sia Peter alla fine di No way Home ma non vuol dire che sarà così per sempre, certi sentimenti non possono non avere un’eco attraverso lo spazio e il tempo, giusto?

Dedalo e Dharma è un libro che parla di percorsi, di scelte e di amore che poi, alla fine, sono la stessa cosa.

Dedalo & Dharma

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Altri mie recensioni ai libri Manlio? La reincarnazione delle sorelle Klun

“Vieni, Dedalo!” grida mettendo le mani attorno alla bocca. “Forza, che aspetti?”