il ladro di scarabei – di vanessa roggeri

il ladro di scarabei – di vanessa roggeri

Vanessa Roggeri ci trasporta nella Cagliari del 1928 con il suo straordinario romanzo Il ladro di scarabei, che cattura l’attenzione sin dalle prime righe e tiene incollati i lettori fino all’ultima pagina.

L’autrice dimostra ancora una volta la sua abilità nel tessere trame avvincenti e personaggi indimenticabili, regalando al pubblico un’esperienza letteraria che va ben oltre la semplice lettura.

La scrittura di Vanessa Roggeri è coinvolgente e piena di emozioni, e trasporta il lettore in un viaggio pieno di sorprese e riflessioni profonde.

Con Il ladro di scarabei l’autrice conferma il suo talento nel creare storie che affondano nel cuore e nella mente dei lettori, regalando loro momenti di pura magia letteraria.

Il ladro di scarabei porta il lettore in un’avventura emozionante, alla scoperta dei sogni e delle sfide di Antino e dei misteri intriganti che circondano Villa dei Punici.

Con questo romanzo, ho sentito un immediato legame.

Il personaggio di Antino mi ha coinvolto in un turbinio di emozioni contrastanti, da tenerezza a rabbia, intrattenendomi con una storia avvincente e imprevedibile.

La determinazione e la testardaggine del majolu Antino hanno mantenuto viva la mia curiosità, immergendomi totalmente nella sua ricerca di un futuro migliore a Cagliari, dove incontra l’ingegnere Italo Dejana e Cesello.

Ed è grazie a quell’incontro che Antino entra a casa Dejana per studiare in cambio di piccoli servigi come un vero majolu.

“Aveva afferrato la fortuna per la coda e per nulla al mondo se la sarebbe lasciata scappare.”

Inizia così la storia di Costantino Lua detto Antino.
Il rapporto con Cesello che definirei complesso e divertente ha reso la lettura ancora più avvincente.

Sullo sfondo, gli avvenimenti di un’Italia fascista si intrecciano ad una narrazione che esplora i legami – familiari e non – dove il conflitto tra fiducia e diffidenza rende la vita di Antino complicata, dando vita a un percorso pieno di tensione.

Il personaggio di Asmara, la figlia adottiva dell’ingegnere, ha aggiunto un ulteriore livello di mistero e fascino alla storia, tenendomi incollata alle pagine fino alla sorprendente conclusione.

Il ladro di scarabei è un romanzo che ha tutte le carte in regola per entrare nel cuore dei lettori e restarci.

Vanessa Roggeri ha dimostrato ancora una volta di essere una maestra nell’arte della narrazione, regalandoci un’opera indimenticabile e di grande valore letterario.

I LIBRI DI VANESSA ROGGERI – clicca sul titolo per andare a leggere la trama

Intervista Vanessa Roggeri –  Il ladro di scarabei

Intervista Vanessa Roggeri – Il ladro di scarabei

Cari viaggiatori, oggi vi propongo un’intervista a Vanessa Roggeri.

Ciao Vanessa, grazie per aver accettato di essere di nuovo ospite di Libri in viaggio.

Sono passati tre anni dalla tua ultima pubblicazione e il 21 Maggio finalmente uscirà il tuo nuovo romanzo, Il ladro di scarabei, edito Rizzoli.

Come ti senti?

Grazie di cuore a voi per l’invito, e grazie perché ogni volta mi fate sentire a casa. Questa è la prima intervista in vista della mia nuova pubblicazione, rompiamo subito il ghiaccio: mi sento benissimo! Mi sento felice e privilegiata, perché sono consapevole di fare quello che ho sempre sognato, cioè scrivere storie e donarle ai tanti lettori che
desiderano leggerle. Mi sento anche grata perché so che continuare a pubblicare con una grande casa editrice non è un fatto scontato per nessun autore anche dopo anni di mestiere. Ogni volta si ricomincia. Mi sento alla vigilia di una festa per me importantissima, il momento come potete immaginare è carico di un caleidoscopio di emozioni, un
concentrato di aspettative, trepidazione, speranze, impazienza. È anche l’ultima fase di un processo che vede concretizzarsi anni di lavoro, è impossibile non sentirsi attraversati dal brivido della scommessa. La pubblicazione potrebbe andare bene, fare il tanto atteso botto, o andare meno bene. L’indeterminabilità di ciò che accadrà è parte del mestiere di scrittrice. Nonostante ciò, sono più tranquilla del solito.

Cosa è cambiato rispetto alle precedenti pubblicazioni?

È cambiato che io sono cambiata, la mia penna è maturata, l’esperienza mi ha reso più consapevole di un mondo, quello dell’editoria, che 10 anni fa non potevo nemmeno immaginare. Sono più sicura delle mie potenzialità, ma soprattutto confido come mai mi è capitato prima nella forza trascinante del mio nuovo romanzo e nel potere suggestivo del protagonista Antino e degli altri personaggi. È una sensazione che viene da dentro, qualcosa di simile l’ho provato solo per Ianetta. Oggi arrivo al mio quinto romanzo godendomi il momento presente con maggiore serenità e gioia.

Cosa ti aspetti da questa nuova avventura?

Per scaramanzia non scenderò nei dettagli che riguardano i miei sogni, in verità mi aspetto molte e precise cose, dirò semplicemente che mi aspetto tutto il meglio che c’è e anche di più.

Puoi dirci se hai un personaggio preferito?

Antino, il protagonista, senza nessun dubbio. Ora è difficile parlarne senza fare spoiler, ma devo ammettere che tra tutti i personaggi che ho inventato finora è quello che più mi ha travolta. Indagare la sua psiche e la sua anima fin negli angoli più oscuri è stato davvero come compiere un viaggio totalizzante. Antino ha preteso che narrassi la sua
storia e io l’ho accontentato senza risparmiarmi. Il ladro di scarabei è lui e per scoprire perché non dovete fare altro che leggere il libro.

Se vuoi leggere le sinossi dei libri di Vanessa Roggeri clicca sotto.

Virdimura di Simona Lo Iacono

Virdimura di Simona Lo Iacono

Virdimura è stata una figura importante nella storia italiana e della medicina a Catania nel 1300. Prima donna medico, ha aperto la strada a molte donne e ha contribuito a infrangere le barriere in un campo tradizionalmente dominato da uomini.

Il romanzo si suddivide in tre parti, è un racconto in prima persona condotto dalla stessa Virdimura che ripercorre a ritroso tutta la sua vita, dall’infanzia fino all’età adulta, sempre in lotta per vedere riconosciuto il suo diritto ad esistere.

Ad accompagnare Virdimura nel suo viaggio troviamo dei personaggi ben caratterizzati.

A cominciare dal padre Urìa, il perno attorno al quale ruota questa vicenda e che determina il suo destino di guaritrice.

Pasquale, medico illuminato come Urìa, con grande rispetto e amore, sarà determinante nel guidarla a trovare la sua identità. Particolarmente toccante la figura di Sciabè, ultima fra gli ultimi, rappresentante della schiera di malati emarginati che Virdimura curerà durante tutta la sua vita, è il giusto sostegno che fa trovare alla protagonista la voglia di vivere nel momento più difficile.

Vengono affrontate varie tematiche, medicina, religione, pregiudizi, superstizioni, tutto inserito in un contesto sociale ebraico che animava Catania nel 1300.

Il romanzo invita alla riflessione sul ruolo femminile nell’antichità e sulle difficoltà che le donne dovevano affrontare non solo per affermarsi ma addirittura per sopravvivere e di quanto la vicenda di Virdimura sia stata un caso eccezionale.

Ma una fimmina non puote essere dutturissa.

Ho trovato la scrittura molto coinvolgente, adattata con precisione allo stile del periodo storico, estremamente dettagliata, frutto di una grande ricerca, ma comunque elegante, poetica e fortemente suggestiva.

Veniamo alle note dolenti, i punti deboli del romanzo:

  1. Pur essendo un romanzo incentrato sull’emancipazione femminile, i personaggi maschili sono preponderanti rispetto alla figura di Virdimura, la vera protagonista della storia.
  2. Uno squilibrio tra le eccessive descrizioni e le interazioni tra i personaggi (queste ultime avrebbero aumentato il coinvolgimento emotivo da parte del lettore).
  3. Qualche forzatura storica, anche se capisco che siano state funzionali alla storia.

Virdimura è un romanzo che si fa leggere con molto trasporto e suscita un interesse crescente pagina dopo pagina, merito soprattutto della prosa potente ed evocativa e del mistero che avvolge la protagonista.

La medicina non esige bravura.
Solo coraggio.

Un romanzo storico che merita di essere letto. La storia di una donna coraggiosa che sfida il suo tempo e non ha paura di lottare contro una società fondata sul patriarcato. Virdimura combatte per i suoi pazienti, soprattutto se poveri e dimenticati, e per il loro diritto a essere curati. Ammetto che sul finale qualche lacrima è scesa.

virdimura

Se volete leggere la trama cliccate qui.

Intervista Vanessa Roggeri –  Il ladro di scarabei

Intervista a Vanessa Roggeri

Buongiorno Viaggiatori! Oggi vi propongo un’intervista fatta a Vanessa Roggeri per festeggiare insieme i dieci anni dalla sua prima pubblicazione.

Un traguardo importante che merita di essere omaggiato.

In questo decennio ha regalato ai suoi lettori quattro romanzi indimenticabili e molti altri ne arriveranno…

  1. IL CUORE SELVATICO DEL GINEPRO – Garzanti, 2013
  2. FIORE DI FULMINE – Garzanti, 2015
  3. LA CERCATRICE DI CORALLO – Rizzoli, 2018
  4. IL BATTITO DEI RICORDI – Rizzoli, 2021

Oggi festeggiamo il decimo compleanno di Ianetta.

Ecco a voi l’intervista:

1) Chi è Vanessa Roggeri?

Quanto è difficile raccontarsi! Di solito preferisco che siano le pagine dei miei romanzi a rivelarmi tra le righe, ma se proprio dovessi tratteggiarmi come uno dei miei personaggi direi che Vanessa, come la sua Sardegna, si sente un’isola. Talvolta è alla deriva, talaltra è ben ancorata al fondale, in ogni caso è di stampo nuragico, pietra schietta d’altri tempi. Per il 65% è analogica, il resto è un digitale che in ogni caso preferisce meccanismi e pratiche di vita in via di estinzione.

È una ragazza casual, ha messo i tacchi per la prima volta alle sue presentazioni, si trucca se proprio deve e va matta per i bignè al cioccolato e le patatine fritte. Non ama sperimentare, però non ha paura di cambiare, soprattutto di tagliare i rami secchi e buttare via le cose rotte. È socievole, ma poco sociale, sebbene la solitudine sia uno stato dell’anima che non le appartiene. Libri e animali sono i compagni indispensabili della sua vita. Difetti: ama fin troppo avere ragione (anche se spesso ce l’ha), ha tempi lenti, non di rado è in ritardo anche se non è colpa sua: perdersi in mondi tutti suoi è più forte di lei.

2) Sono passati dieci anni dalla tua prima pubblicazione, Il cuore selvatico del ginepro, come è maturato il tuo rapporto con il mondo dell’editoria?

Durante la mia lunga gavetta di aspirante scrittrice i miei sogni di gloria erano permeati di ingenuità, pensavo che scrivere romanzi fosse un mestiere solitario e poetico, slegato dagli aspetti materialistici e grevi della vita quotidiana, ma soprattutto, ero scevra dei meccanismi del mercato, quelli che attengono alla vendita dei libri. Sono entrata nel mondo dell’editoria di livello nazionale dalla porta principale e non ero preparata; all’epoca ancora non sapevo che in questo ambiente c’è poco spazio per le ideologie, le case editrici sono a tutti gli effetti delle aziende, ciò che conta sono il fatturato e i rapporti di lavoro come in qualsiasi altro ambiente. In linea generale si tratta di mero business: una volta me lo disse una importante dirigente del settore. Questa affermazione così cruda e crudele mi aprì gli occhi, spezzò le mie illusioni, un po’ mi gettò nello sconforto, ma alla fine mi costrinse a capire che per me ciò che conta veramente è solo e soltanto la scrittura.

Le storie e la scrittura per me vengono prima di tutto, anche delle case editrici. L’autore deve scendere a patti con la verità e trovare il giusto compromesso tra il proseguimento dei propri sogni e la gestione del proprio ruolo. Il margine d’errore è strettissimo, nulla è certo, a ogni nuovo libro deve riconfermare se stesso e sperare di fare meglio delle pubblicazioni precedenti. È una sfida eccitante e logorante allo stesso tempo.

3) Hai dato vita a numerosi personaggi (per me indimenticabili), pensando a un ipotetico nuovo romanzo che li coinvolga, quali possibili legami immagineresti di creare?

Bella domanda. Farei incrociare Fiore di fulmine con La cercatrice di corallo. Immaginando di far combaciare il tempo storico, Regina vedova di Achille e con una bimba piccola, si traferisce a Villa dei cedri, la nuova proprietà dove Nora e Donna Trinez hanno dato il via in grande stile alla produzione di seta, e lì arricchisce i ricami in oro di Nora con il corallo. Le due ragazze diventate ormai sorelle per scelta, non immaginano che Palmira sta tramando nell’ombra per riprendersi la fiducia perduta di Donna Trinez, mentre Dolores è decisa a strappare la nipote Vida, figlia di suo figlio, dalle braccia della madre Regina e portarla a Borutta.

4) Oggi è il compleanno di Ianetta, quali parole ti senti di rivolgerle? E quali rivolgeresti alla Vanessa Roggeri di dieci anni fa?

A lei il mio grazie più sentito. A Ianetta ho affidato la realizzazione del mio sogno più grande e lei non mi ha tradita. Durante la stesura del romanzo, ricordo di aver detto: ci penserà Ianetta a farmi pubblicare! E così è stato.

Per me Ianetta è sempre stata qualcosa di più di un semplice personaggio inventato, come un’arcana presenza al mio fianco, o una musa ispiratrice e protettrice giunta da un tempo lontanissimo. Sono felice che abbia fatto breccia nel cuore di così tanti lettori.

A me invece direi: brava! Perché sono stata perseverante, costante, per non essermi arresa, per averci sempre creduto anche quando fallivo. Brava perché dopo tutti questi anni, meno ingenua ma più consapevole, riesco a essere entusiasta e carica di aspettative come i primi tempi.

5) Domanda di rito doverosa: è prevista una nuova pubblicazione a breve? Puoi anticiparci qualcosa?

Certo! Non posso ancora rivelare la data di uscita e la trama, posso però dire che arriverà presto e sarà una storia completamente originale rispetto alle precedenti. I miei lettori sanno già che li sorprenderò.

Ringrazio Vanessa Roggeri per averci regalato diversi dettagli in questa preziosa intervista.

Ianetta è una bambina che porta sulle sue spalle una colpa non sua.

Il cuore selvatico del ginepro racconta la sua lotta contro le superstizioni.

Ho letto questo romanzo dieci anni fa e lo sto rileggendo ora che sono diventata madre e devo ammettere che sento ancora di più l’intensità di questa storia.

La scrittura di Vanessa Roggeri mi conquistò dieci anni fa e da allora continua a far battere il mio cuore regalandomi emozioni uniche. La sua passione, la cura che dedica ad ogni storia, donano ai suoi romanzi l’originalità e il valore che cerco quando scelgo di acquistare un libro.

Se ancora non lo avete letto, vi consiglio di recuperarlo al più presto perché questo è il periodo giusto e soprattutto perché è impossibile non amare Ianetta.

Se vuoi leggere le sinossi dei suoi libri eccole:

Ritorno a Trelawney.

Ritorno a Trelawney.

Buongiorno viaggiatori, oggi vi parlo di Ritorno a Trelawney di Hannah Rothschild edito Neri pozza.

Avete già letto Casa Trelawney ? Vi consiglio di recuperarlo prima di leggere Ritorno a Trelawney.

Infatti cercherò di farvi un breve riepilogo per farvi comprendere meglio le vicende di quella che mi azzardo a definire un romanzo familiare.

Casa Trelawney è ambientato in Cornovaglia nel 2008, racconta tutto ciò che è accaduto in questa dimora di 800 anni che ormai sta cadendo a pezzi.

Tenere in buono stato una casa tanto grande non è semplice, soprattutto se negli anni le varie generazioni dei Trelawney hanno dilapidato il patrimonio.

E ora il conte di Trelawney deve cercare in tutti i modi di salvare il futuro del castello.

Naturalmente si presenteranno numerosi ostacoli, a partire dall’arrivo di una lettera che porterà scompiglio in questa famiglia davvero bizzarra.

Riusciranno a cavarsela? Riuscirà la nuova arrivata a casa Trelawney a riportare ordine?

Devo dire che ho molto apprezzato la figura di Jane, moglie del conte di Trelawney, soprattutto il suo cambiamento e il suo processo di emancipazione.

Ma veniamo a Ritorno a Trelawney il romanzo protagonista di questa recensione.

Ayesha Sleet, figlia illegittima del conte di Trelawney , eredita il castello e questo mette in subbuglio la famiglia Trelawney che possiamo definire molto singolare.

Ma il marito la inganna e con qualche firma le sottrae ciò che le appartiene lasciandola in cattive acque.

Sono tanti i personaggi di questo romanzo e parlare di tutti non è semplice, soprattutto perché, trattandosi di una storia familiare, il rischio spoiler è alto.

Naturalmente Ayesha non resterà a guardare mentre il marito prova a distruggere il suo futuro e quello di sua figlia.

Non mancano le tematiche attuali e importanti che riguardano la società britannica e che vengono affrontate senza risultare pesanti, inserite all’interno delle vicende dei vari personaggi in modo perfetto.

Non avevo mai letto nulla di Hannah Rothschild e devo ammettere che dopo aver divorato tutto d’un fiato i romanzi dedicati a Casa Trelawney cercherò di recuperare anche “L’improbabilità dell’amore”, pubblicato sempre da Neri Pozza.

Lo stile di scrittura dell’autrice mi ha conquistata! Ironico, pungente, in grado di travolgere con i numerosi protagonisti bizzarri che donano colore e portano allegria. Mi è mancato da parte dell’autrice un albero genealogico che mi aiutasse a orientarmi meglio in questa selva di nomi e parentele vissuti a casa Trelawney.

Letture piacevolissime che consiglio.

Se vuoi leggere la trama clicca qui

Altre recensioni Neri pozza:

Elisabetta di York. L’ultima rosa bianca.

Elisabetta di York. L’ultima rosa bianca.

Buongiorno viaggiatori, oggi vi voglio parlare di “Elisabetta di York. L’ultima rosa bianca.” di Alison Weir, edito Neri Pozza.

Elisabetta di York è nata nel 1466 a Westminster, figlia primogenita di Edoardo IV ed Elisabetta Woodville.

In quel periodo l’ Inghilterra era nel mezzo della guerra delle due rose, che vedeva appunto protagonisti i due rami della casa regnante: Lancaster e York.

La storia, nel romanzo di Alison Weir, si apre con il racconto della fuga di Elisabetta di York all’età di quattro anni, che insieme a sua madre, alle sue due sorelle più piccole, sono costrette a cercare rifugio in un santuario.

« Sveglia, Bessy! Sveglia!»

Elisabetta si mosse, destata da quel sussurro che non le era familiare, Che cosa ci faceva lì sua madre, la regina? Perché la stava scrollando?

L’autrice, come sempre, è stata in grado di farmi entrare subito nella storia e da quel momento non sono più riuscita a staccarmi.

La storia è articolata in quattro parti, ma possiamo suddividerla in un prima e un dopo:

  • Tutta la prima parte descrive i primi quindici anni di Elisabetta di York, da quando è costretta alla fuga da bambina.
  • la seconda invece racchiude il periodo dopo la morte di suo padre Edoardo IV e tutti gli intrighi di corte e la lotta per il potere che ne consegue.

Sono sempre stata affascinata da quest’epoca e ammetto di aver letto con passione tutti i romanzi di Alison Weir.

Perché? Ritengo che sia una delle poche autrici capaci di scrivere romanzi storici fedeli alla storia.

Lo fa mettendo nelle mani dei lettori storie in grado di emozionare, esaltando non solo la parte storica ma anche il lato umano dei personaggi da lei descritti. Rende viva la storia.

Questa è una delle cose che più amo quando leggo i suoi romanzi.

Consiglio la lettura di ” Elisabetta di York. L’ultima rosa bianca.” ?

Devo ammettere che dopo aver letto tutti i suoi libri, non ho trovato in Elisabetta di York la perfezione che mi avrebbe portata verso una valutazione a pieni voti.

Le descrizioni in questo caso sono state, a mio modesto parere, leggermente soverchianti, rispetto alla narrazione principale dei fatti e dei protagonisti.

L’ho percepita come un piccolo disequilibrio che comunque ha intaccato poco la grandezza dell’opera che rimane comunque poderosa.

Se vuoi leggere la trama ti basta cliccare qui

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