Le Case che abbiamo perso. Torna l’antologia del Trofeo RiLL e dintorni.

Le Case che abbiamo perso. Torna l’antologia del Trofeo RiLL e dintorni.

Il 2023 mi ha regalato molte ose, come spesso mi capita negli anni dispari, tra queste mi trovo tra le mani, cosa ceh accade anche negli anni pari, una delle favolose antologie di racconti del Trofeo RiLL. Il racconto vincitore del Trofeo è “Le case che abbiamo perso” di Francesco Corigliano e come da consuetudine il racconto battezza l’antologia.

Le case che abbiamo perso è un racconto che va letto ben più di una volta.

In esso ci sono più significati di quelli ceh si possono contare sulle dita di una mano.

Quanti sono i pezzi di se stessi che si possono perdere prima di considerarsi davvero perduti?

Quanto può sopportare l’essere umano prima di lasciare andare alla deriva tutto quello che ritiene importante e lo ancora a questo mondo?

Voi sapete rispondere? Io no.

Ho perso molte case, ho lasciato andare delle parti di me che erano importanti e non torneranno più.

Posso ancora considerarmi una persona intera? Costruire una mia interezza che porta in sé anche i buchi delle mancanze e gli oboli pagati perché esse non mi distruggessero?

Rispondere non è semplice.

Afferrare quello che questo racconto trasmette è complicato, al termine della lettura ero come confusa.

A proposito di perdersi…

Le case che abbiamo perso nasconde molti altri racconti

Un altro racconto che mi ha colpita è La Pinza Storica di Talita Isla e vincitore del Premio Visiones 2023.

Se la Terra smettesse di muoversi e l’umanità fosse al capolinea, come si potrebbe scegliere di non morire?

Il nostro corpo dovrebbe essere conservato e la non coscienza preservata e in mondo, il nostro, in cui l’IA sta facendo passi da gigante non sembra totalmente lontano lo spazio di cui l’autrice ci parla in questo racconto.

Quando ormai si è solo una coscienza racchiusa in una stringa di codice, si potrà scegliere se avere una coscienza che può ancora essere determinante per altre vite che sono alla deriva o saremo ancora vittime dell’egoismo che non ci permetterà di accogliere l’Altro?

Ogni anno mi è difficile parlare di tutti i racconti che racchiudono l’antologia, posso solo dire che ognuno merita di essere letto e che ognuno ha un lettore che lo aspetta.

Nella sezione dedicata al concorso SFIDA non potete perdere Dove i morti viaggiano veloci che rielabora l’antica leggenda di un incontro che è prefissato e nessuno di noi può sperare di sfuggire, nemmeno tentando di cambiare strada.

Tra voi, miei lettori, so che si celano anime romantiche e allora il racconto di Laura Silvestri fa per voi: Assuntina e la Luna non vi deve sfuggire.

Purtroppo per me, lo spazio è troppo poco, mi servirebbe un server per parlarvi di ogni singola antologia ma vi lascio in fondo all’articolo l’indirizzo del sito dei RiLL dove potrete acquistare le antologie nate dal Trofeo RiLL e, perché no, scoprire come potere partecipare voi stessi al Trofeo con un vostro racconto.

Ringrazio l’associazione RiLL per avermi permesso anche quest’anno di potere addentrarmi nella meraviglia del Trofeo RiLL e dintorni.

Al prossimo anno!

Volete raggiungere l’associazione RiLL? Ecco a voi l’indirizzo che state cercando https://www.rill.it/

Ecco perchè non dobbiamo lasciare corpi negli edifici. Perchè quelli che conoscono la nostra morte, divengono dimentichi della propria; e della morte si fanno alfieri, quei cimiteri ambulanti, a ricordarci che la steppa nonè, e mai sarà, terra nostra.”

Lavinia. La vita immortale di una principessa che non ha vissuto.

Lavinia. La vita immortale di una principessa che non ha vissuto.

Ho iniziato il 2024 con un personaggio silenzioso, di cui quasi nessuno ricorda il nome. Ma, se Virgilio non l’avesse inserita tra i personaggi della sua opera, forse, il progetto augusteo dell’Impero Romano non sarebbe stato lo stesso. Enea senza Lavinia non avrebbe potuto dare vita alla grande città di Roma.

Lavinia è vissuta in poche righe, uno stralcio della letteratura in cui le viene assegnato un compito che ha svolto in quasi religioso silenzio.

Ci è stata trasmessa solo una piccola immagine di quella che era la donna che il destino aveva promesso ad Enea.

Un grembo da affidare all’eroe fuggito da Troia, affinché la sua stirpe creasse un impero che i secoli a venire avrebbero visto nascere e soccombere ma la cui memoria è eterna.

Lavina è una principessa italica, dai biondi riccioli e disperata per la morte di sua madre.

Lavinia è un vago respiro tra le righe di una storia che Virgilio voleva fosse bruciata e Augusto voleva per celebrare la sua gens e la sua autorità.

Lavinia non ha mai goduto di una vita definita da gesta eroiche e immortali.

Virgilio non le ha mai dato il respiro vitale che di Didone e, anche se piuttosto breve, di Creusa.

Lavinia è un contorno, il piatto che è stato servito ad Enea perché Roma avesse la possibilità di nascere.

Lavinia è un rimpianto per l’autore di un’opera immortale che, se avesse potuto, avrebbe gettato il suo libro tra le fiamme della città da cui Enea era partito.

Ma come conquistare una parentesi di esistenza?

Ursula K. Le Guin ha fuso insieme il mito e la storia. La vita di una principessa senza voce e quella della guida dantesca negli Inferi.

Lei, giovane sacerdotessa, sulla soglia del suo futuro e lui, anziano e ormai morente, con un piede nell’Ade.

Quasi uno scambio di respiri per lasciar che la principessa parlasse senza che lui le abbia mai permesso di farlo.

I due, tre le ombre della divinità, intavolano un dialogo che si perde nel tempo e nello spazio e diventa una profezia.

Il libro di Ursula K. Le Guin diventa quasi un finale all’Eneide e al tempo stesso la pace per una coscienza tormentata.

E se non ci fosse stata la guerra tre Enea e Turno?

Se Virgilio avesse bruciato la sua opera?

Cosa ci sarebbe stato poi di male?

Resta una domanda al termine di Lavinia: se un’opera non è finita, cosa l’autore deve sacrificare per far vivere la sua storia?

Virgilio sacrificò l’esistenza di una donna e la rese immortale perché se la storia non è terminata l’unico finale possibile è l’eternità.

Lavinia

Volete conoscere la trama di Lavinia? Cliccate sulla parola LINK

“Ero stata la colomba legata al palo, che sbatte le sue sciocche ali come se potesse volare, mentre sotto di lei i ragazzi urlano, la indicano e le scoccano frecce fino a quando una non va a segno”

Emily Dickinson.

Emily Dickinson.

Quante cose possono suscitare emozioni, trascinandoci in un vortice tumultuoso anche quando non siamo noi ad essere i protagonisti, ma vite “altre”, vite speciali come quella di Emily Dickinson.

A volte bastano delle note a risvegliare sentimenti impolverati, altre volte uno sguardo seppur fugace può essere sufficiente ad aprire mondi che, per tutta la vita possono rimanere chiusi in una stanza.
Ci sono volte poi, in cui le emozioni sgorgano impetuose ed inarrestabili, come nella perfetta tessitura fa immagini e parole creata da Liuba Gabriele in Emily Dickinson.

Mai una frase fu più calzante per un’autrice così speciale, impossibile non riconoscerne immediatamente il talento straordinario.

Eppure soltanto dopo la sua morte e, forse anche contro la sua volontà, si è potuto godere delle sue magnifiche opere. La maggior parte custodite segretamente, come un tesoro talmente intimo da essere inconfessabile al mondo.

Le tavole di questa Graphic Novel trascinano dentro la vita della poetessa, sono coinvolgenti e hanno il grande pregio di essere state studiate per introdurre il lettore dentro la quotidianità del 1800. La scelta dei colori pastello, la cura nella rappresentazione di abiti, paesaggi e persino le espressioni dei personaggi accolgono il favore del mio immaginario rispetto al periodo. Ho amato le tavole in cui veniva rappresentata la vita all’interno della dimora borghese in cui risiedeva Emily con la famiglia.

La determinazione e nel contempo la fragilità di Emily Dickinson non hanno quasi bisogno di parole. Le emozioni vissute dalla poetessa emergono chiare e potenti, sta a noi accoglierle e comprenderle.

E’ stato impossibile restare indifferenti alla determinazione con cui persegue i suoi obbiettivi e alla passione con cui ha vissuto ogni istante della propria vita. Ovviamente va considerato il contesto in cui è vissuta, il periodo conservatore ed i pochissimi diritti che potevano vantare le donne.

Dalle tavole traspare persino la preoccupazione di una famiglia che vede crescere una donna non conforme ai normali canoni dell’epoca, uno spirito libero che cercava il proprio spazio di espressione. Immaginate le difficoltà per una donna fuori dal comune come lei, che preferisce volare fra le mura della propria stanza pur di non fermare i propri sogni. Dopo il diploma si aprono per lei nuove porte, i circoli letterari svelano il palcoscenico delle possibilità di scambi e crescita personale, della nascita di amori e passioni.

Tutto però è sempre ammantato da un alone di oscurità e cattivi presagi.

Un altro particolare che mi ha colpita notevolmente è stata la capacità di Liuba Gabriele di riuscire a fondere natura e sentimenti, in una danza dentro e fuori dal corpo di Emily Dickinson. Una danza quasi erotica, fatta di colori sempre più accesi e linee sempre più definite .

Metafora perfetta per indicare il rapporto speciale fra la passionale poetessa e la natura da lei tanto amata.

La casa editrice Becco Giallo continua a sfornare splendide biografie in versione illustrata. Un libro che ad un occhio frettoloso può apparire una lettura veloce a cui dedicare pochi attimi, vi consiglio invece di tuffarvi più volte nel caleidoscopio di colori per sprofondare nel cuore di questa grande poetessa.

Si ringrazia la casa editrice per la copia.

Leggi la trama

A proposito di libri illustrati che parlano di donne, ti consiglio anche Le ragazze di Saffo

Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi non avrò vissuto invano.

Se allevierò il dolore di una vita,

o guarirò una pena,

o aiuterò un pettirosso caduto

a rientrare nel nido

non avrò vissuto invano

L’equilibrio delle lucciole.

L’equilibrio delle lucciole.

Ci voleva una giornata di pioggia per inchiodarmi ad una sedia e scrivere, a volte si fa di tutto pur di sfuggire dalle proprie emozioni, oggi però le gocce d’acqua possono camuffare le lacrime e consentirmi di liberare questo torrente in piena: L’equilibrio delle lucciole.
Non ho cercato questo libro, forse lui ha scovato me. Nascosta fra mondi di possibilità ho visto lucciole danzare e universi nascosti fra i rami della vita. L’ho preso senza nemmeno pensare, a volte l’istinto sa essere un buon maestro.

Questo libro non può essere valutato con stelline o apprezzamenti, non valgono le parole perché non sono sufficienti.

Ogni parola scritta è cura e tormento, ricordo e risveglio. Non tocca soltanto la pelle, va più in profondità. Arriva fino ai nervi, li tende e li riscalda, li fa fuoriuscire dal corpo fino a renderli radici consapevoli della nostra vita.

Non è stato facile, ho centellinato le pagine facendole diventare rito. Mattino, mi nascondo al mondo respirando la campagna, libero dal guinzaglio i miei fedeli amici e apro la porta. Nella casetta invasa dalle foglie lascio andare i muscoli al profumo del mosto. Mi abbandono su una sedia sgangherata e mi prometto che saranno solo dieci pagine, non di più. Poi finisco col rubarne ancora qualcuna perché il respiro del paesino di montagna somiglia a quello del mio fra le colline. Sempre più stanco, sempre più curvo.

Eppure ci sono profumi di fioriture e di emozioni a cui troppo spesso non ho fatto attenzione. Me ne rammarico, ingoiando una lacrima .

Le lucciole stanno sparendo dicono tutti, forse siamo noi che non le sappiamo più osservare. Forse si sono nascoste fra le crepe dei muri scrostati o nelle cantine delle case abbandonate e creano in silenzio la rete della vita. Una rete che sembra quella di un ragno, sottile, trasparente ma perfetta, ti accorgi che esiste solo se la guardi in controluce o se ti sfiora la faccia. Quella rete è il respiro dei piccoli paesi, delle piccole vite che sono piccole luci ancora in grado di indicare il vero senso della vita. Siamo esseri di natura, siamo talmente connessi a lei che spesso la diamo per scontato. Come l’amore di una madre che si pensa di possedere per diritto.

Valeria Tron tocca le corde di questa ragnatela, lo fa con tocchi delicati e pare quasi che abbia la capacità di sciogliere i nodi della vita solamente raccontandoli. Almeno così è stato per me.

L’equilibrio delle lucciole ha bloccato il tempo nel paesino di montagna e nel mio contemporaneamente, lo ha bloccato nell’istante in cui ho aperto la porta della mia casetta in campagna, e lì io sono rimasta con tutta l’anima.

Alle foglie secche e al vento che taglia ho fatto una promessa: avrei ripreso a parlare di emozioni anche nei libri, avrei ripreso a respirare rispettando il ritmo dei miei polmoni. Se vi aspettate dettagli de L’equilibrio delle lucciole allora andate da un’altra parte, io ho scelto di parlare di questo libro attraverso me. Sono ancora incastrata fra vite di persone che mi si sono materializzate davanti. Strappata fra Ade e Nanà, fra disillusione e piccoli gesti che costruiscono la vita. Eppure sono innamorata, piena dell’ebrezza di questo sentimento che riempie le fronde degli alberi, e le fa danzare all’unisono.

Sono io e sono loro, e per la prima volta sento fra le pagine una realtà tanto vicina da poterla accarezzare. Mi sono fatta formichina e fascina di legna, sciolta dentro una tisana calda e incastrata fra un pettinino e gli occhiali Neve. Sono loro, eppure è il mio mondo, ed è il mondo di chi ha la fortuna di vivere fra i calcinacci di un luogo antico, vivendo nell’inconsapevolezza di essere quella trave che ancora tiene il tetto. Fondamenta di un mondo semplice fatto di frutta matura e legna da ardere, fatto di lotta alle disgrazie e di spalle a cui sostenersi per andare avanti.
Ade e Nanà chiudono le imposte perché si è fatta sera e io grido disperata perché non voglio che cali la notte sulle loro storie. Oscillo pericolosamente, in equilibrio su un filo che si sta staccando, lanciandomi inesorabilmente dentro il limbo di una quotidianità che non mi appartiene, costringendomi a rumori e parole a cui non sono pronta, non oggi.
Nanà, Ade e le lucciole mi sorreggono, mi fanno scaldare vicino alla stufa. So che Nanà sta creando una sciarpa anche per me e che Ade sta preparando un nuovo disegno, forse sarò così fortunata da diventare il chiodo che sorregge il quadro che diverrà.

C’è un segreto enorme nelle piccole cose che fanno sopravvivere. C’è la vita stessa, quella che non sconvolge il mondo ma lo accarezza. Vita che non invade con prepotenza,
ma illumina delicatamente con la luce fioca di una candela, con la delicata luce di una lucciola sopravvissuta.

Grazie per aver scritto questo libro, grazie per ogni dolorosa parola. Per aver saputo dare equilibrio alla follia della vita. Io resto qui ancora un po’ e qualcosa di me ci rimarrà per sempre.
Chiudo la porta a chiave, piove forte ancora, richiamo i miei amici fedeli e torno a malincuore alla macchina. Prima però osservo le mie mani, sono capaci, così come la mia testa, di ritrovare il tempo e il modo giusto per vivere nella pace del cuore, dove il lavoro della terra non spaventa e i petali dei fiori disegnano pensieri.
Sbatto le ciglia umide, tornerò presto con un nuovo libro nel petto ed una nuova storia, ad evocare anime ed emozioni, ma per ora voglio stare a casa di Nanà ad osservare la prima neve.

Leggi la trama

Un altro libro che mi ha emozionato:

Una minima infelicità

Prova a non dormire. Ci si può perdere nell’orrore?

Prova a non dormire. Ci si può perdere nell’orrore?

Provate a non dormire, tentate di rimanere svegli per non dover affrontare il vostro terrore più tetro. Non sarà una cosa facile e finirete in una voragine di disperazione che scende sempre più giù verso la disperazione e l’estraneità dalla realtà. Prova a non dormire è una delle ultime opere di Manlio Castagna.

Prova a non dormire è speciale.

Tanto per iniziare esce il 31 ottobre 2023 pubblicato dalla Sperling & Kupfer che pubblica anche quel mostro (in senso reverenziale) di Stephen King; già per questi due elementi possiamo supporre che non sarà una lettura per deboli di cuore.

Vi ricordo che il titolo del libro è Prova a non dormire, vi sentite tranquilli ora?

Allora passerei a suggerirvi di osservare la copertina.

Non è uno spoiler dirvi che questo libro ha sfumature di altri generi, ha bene in evidenza il talento del suo autore per la regia cinematografica e la sceneggiatura e non fa nulla per celare l’amore per Il Re.

Ma c’è altro.

Prova a non dormire racconta un Orrore che si può comprendere ma al contempo si rifiuta.

Leggere queste pagine sarà come professava Nietzsche: Se insisti a guardare nell’abisso lui, prima o poi, guarderà in te.

Sarà come guardare il riflesso della propria anima in uno specchio spezzato e disperso sul pavimento.

Avete mai davvero guardato il vostro orrore in faccia?

Se lo fuggite, se lo negate vi distruggerà.

Baladine Bustamante, la protagonista di Prova a non dormire, conduce un podcast che si intitola De profundis.

Nel suo programma Baladine parla di storie spaventose, di storie oscure.

Più sono tetre e più lei si lancia nelle profondità di un pozzo che non ha fondo.

Ogni storia, anche se Baladine non è pronta ad accettarlo, è un frammento di vetro che le trafigge la pelle e ogni taglio è un pezzo di anima che lei dona all’oblio.

È così facile abbandonarsi alla profondità del nulla, del lago nero che promette senza garanzie di donarti la pace.

In realtà la pace non esiste, non nell’oscurità, non nel fango in cui si è immersa Baladine.

Vi è mai capitato di sentir parlare di Vulcri? Un paese con un solo accesso e in cui sembra essere scoppiato una malattia che fa cadere le persone addormentate.

Conoscete il popolo etrusco? Affascinante civiltà che molto ha donato al mondo e di cui conosciamo molto meno di quello che si pensa di conoscere e quello che sappiamo deriva in gran parte dalle loro città dei morti.

Avete mai sentito parlare della sindrome di Cotard? Chi ne è affetto crede di essere morto.

Sapete cosa vuol dire perdersi e nel trovarsi finire per disperdersi e non poter più uscire dal bosco?

La storia di Vulcri affascina Baladine e la porta in questa cittadina a fare domande a cittadini reticenti.

È affascinata da questa storia perché molti dei suoi elementi toccano tasti del suo passato e tutto sembra una coincidenza, ogni pezzo che sembra parlare di lei la attira sempre di più nel voler conoscere cosa si cela dietro questo velo di omertà che anima la popolazione.

L’atmosfera del complotto la calvanizza, perché il fidanzato di suo fratello ha lasciato quello strano messaggio in segreteria?

Provate a non dormire, a disperdervi nell’orrore delle vostre peggiori paure e raccontatemi di Vulcri.

Prova a non dormire

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Altri della Sperling & Kupfer recensiti da me?

Clitemnestra

Willie lo strambo

Non sono mai solo sogni

La figlia più amata. Storia delle sorelle medici.

La figlia più amata. Storia delle sorelle medici.

Accade spesso nella storia che le dinamiche familiari si intreccino saldamente alla politica e al futuro di un popolo, in questo caso la famiglia in questione è quella dei Medici nel romanzo di Carla Maria Russo: La figlia più amata.

Un nuovo punto di vista, non più i soliti racconti di battaglie e lotte di potere. Carla Maria Russo ci accompagna nel Gran Ducato di Toscana mettendo in luce aspetti meno conosciuti delle corti nel 500.
La famiglia Medici, a partire da Cosimo I è il cuore del racconto. Un uomo che per amore delle proprie figlie ha osato sfidare le rigide convenzioni del tempo. Normalmente ci si dovrebbe aspettare un padre attento allo sviluppo e alla formazione dei suoi figli maschi, in particolar modo del futuro erede della casata; invece Cosimo preferisce coltivare l’amore profondo per le proprie figlie.
Bia è la prima, nata fuori dal matrimonio a soli diciassette anni.

“Figlio mio, suvvia,

comportatevi in modo assennato e lasciate la bambina alla cura delle balie.

Siete un duca, adesso prima che un padre.

E a un duca si addice un certo distacco, non manifestazioni di affetto così esplicite.

Fosse un maschio capirei. Ma è solo una bambina…”


Solo una bambina, queste parole racchiudono l’importanza che all’epoca veniva data al sesso femminile.

Un impedimento quasi o uno strumento da poter maritare per creare nuovi intrecci fra casate importanti.
Cosimo invece le amava e le viziava oltre ogni modo e oltre ogni regola.
Era il figlio del famoso e conosciutissimo Giovanni dalle Bande Nere, uomo tanto famoso quanto assente; proprio l’assenza del padre e, per contro, la totale e incondizionata presenza della madre, sono stati i pilastri della sua vita, condizionando inevitabilmente le sue scelte future.

A partire da Cosimo I, Carla Maria Russo in La figlia più bella, ci accompagna a conoscere tutti i suoi discendenti, i loro ruoli nella famiglia Medici e nella politica del tempo.

Una storia fatta di intrighi pericolosi ma anche di grande tenerezza.
La capacità dell’autrice di entrare nella vita dei personaggi del romanzo è straordinaria. La caratterizzazione dei personaggi, in particolar modo delle donne del romanzo è talmente splendida da avere la sensazione di poter udire il frusciare delle stoffe preziosamente ricamate, i profumi delle cucine e del giardino, il palpitare dei loro cuori per le speranze e i sogni coltivati in segreto.
Isabella è scaltra, ribelle e bellissima, e tutte le libertà che si prende sono dovute al fatto che è la preferita di Cosimo, il quale è completamente inebriato dall’amore che prova per questa figlia e alla quale non riesce a negare niente. Proprio per questo motivo Isabella potrà prendere decisioni che le consentiranno di ampliare le proprie passioni. Libertà che non sono concesse alle giovani donne da maritare dell’epoca, neppure se di buona famiglia.


In la figlia più amata gli agi e le libertà di Isabella sono anche il pretesto per mettere in luce le condizioni delle donne del 500.

Era normale considerarle solamente merce di scambio per matrimoni strategici, il più delle volte costituivano solamente un peso da rinchiudere quanto prima in un convento.

Ogni eccesso non consentito veniva duramente punito. Le donne venivano cresciute, o meglio plasmate in funzione del giorno in cui sarebbero divenute merce per rinsaldare i rapporti fra famiglie o ingrassare le casse di qualche signore. Le bambine venivano educate e illuse che dopo il matrimonio, avrebbero potuto guadagnare importanza, onore e libertà. Troppo spesso invece si ritrovavano nuovamente prigioniere, costrette ad accondiscendere ai voleri di un marito sconosciuto e a partorire quanti più figli possibile per il prestigio delle famiglie.
E’ proprio il punto di vista femminile, raccontato con delicate sfumature de La figlia più amata che mi ha lasciato piacevolmente. Voler raccontare da una posizione scomoda, di personaggi troppo spesso dimenticati, in maniera così precisa e profonda rende, a mio parere questo romanzo qualcosa in più di un romanzo storico. Carla Maria Russo lo trasforma in un romanzo di riappropriazione (finalmente) della storia delle donne de Medici e, in un’ottica più ampia, delle donne nobili del 500.

“Spero che ti fidanzino quanto prima. Non vedo l’ora.

Così te ne andrai e non metterai più piede in questa casa”

oppure

“Quand’è che concludono un accordo matrimoniale per te e sparisci per sempre?

Prego solo che sia con uno molto lontano da qui…Un nobile tedesco, magari”

dice Francesco tutte le volte che si arrabbia con lei, ovvero sempre.
“Chi ti dice che una volta sposata, me ne andrò via?” replica Isabella.
“La legge: le donne abbandonano la casa del padre. Non sarai certo tu a fare eccezione.”


Non soltanto un romanzo di donne, ma anche uomini che sono andati contro le regole comuni per amore.
Un ultimo pensiero va a Lucrezia, l’ultimo per colei che è stata l’ultima. La mancanza di bellezza all’epoca era già una garanzia per il convento e forse per lei sarebbe stata una soluzione di conforto. Lucrezia, che nella sua famiglia di conforto e sostegno non ne ha mai avuto. Un’ombra sempre più eterea e invisibile in una famiglia in cui l’opulenza e il bisogno di mostrare e mostrarsi erano fondamentali per assicurarsi sostegno.

Un piccolo petalo in un cespuglio di rovi. Un personaggio che mi ha profondamente commossa.


Debolezze e dolore, paure e intrighi si intrecciano nelle vite dei Medici insieme ad un destino inesorabile che arriverà a distruggere persino le fondamenta di questa nobile, grande casata.

Leggi la trama

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